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Michele Giacobino

“pacioc”

In dialetto piemontese il termine “pacioc”, da cui prende il titolo la mia idea, significa “fango”, “fanghiglia”.

Ho pensato al fatto che “il bosco è un muro aperto”, come avete indicato nel bando, è ho riflettuto che per altri versi un muro aperto è un muro pronto ad accogliere qualsiasi messaggio……

C’è ancora un altro aspetto da considerare in questa mia idea. Il fango applicato sui tronchi, è parte di me, della mia storia, di quella della mia famiglia e dell’attività che da sempre svolgiamo in agricoltura. E’ un rimedio tradizionale che noi usiamo ancora oggi per aiutare l’albero a riparare ferite o malattie del tronco e della corteccia. Sublimare questo gesto attraverso un’installazione artistica che lo decontestualizza da un suo scopo pratico e lo decostruisce reinventandolo mi sembra una delle cose che si avvicina di più al mio concetto di arte…..

 

Biografia Michele Giacobino (1977) realizza da solo il suo primo piccolo giardino all’età di 8 anni. Crescendo, ha approfondito la sua passione per i giardini combinando attività pratiche con gli studi (Politecnico di Torino, Scuola Agraria del Parco di Monza). È diventato un architetto interessato al design multidisciplinare, all’urbanistica (sua la prima tesi sperimentale in Italia a cavallo tra lettura del territorio e letteratura), alla land art. Dopo 13 anni di esperienze lavorative specialmente nel campo degli appalti pubblici, nel 2014 ha fondato il proprio studio nello stesso luogo dove molti anni prima creò il suo primo giardino. Il suo approccio alla progettazione è influenzato da uno stretto rapporto con la natura, dall’interesse per l’agricoltura tradizionale e per vecchie e nuove tecniche di tessitura. Pensa che per immaginare un futuro su questa terra sia necessario richiamarsi ad antiche azioni e tradizioni, e rielaborarle traendo da loro nuove ispirazioni.

 

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